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Lola
giovedì, 15 ottobre 2009, ore 11:17

Paperino

Una data, il 9 giugno 1934. Una penna: Albert Hurter. E un nome, Donald Duck.

Il cortometraggio del suo esordio è "Little wise hen" (ndr la gallinella saggia).

Così appare sugli schermi un papero dal becco arancione, sguardo vispo, blusa e berretto da marinaio. Ha una parlantina maldestra, un carattere pigro e scansafatiche ma un cuore d'oro e un'aria tenera che da subito suscita simpatia. Al pubblico piace e dal cinema alla carta stampata il passo è veloce. Così il 16 settembre 1934, per mano di Al Taliaferro, Donal Duck compare sulle daily strips americane e, giorno dopo giorno, le sue avventure conquistano lettori di tutte le età.

Ma la vera crescita del personaggio si realizza sotto la firma di un altro cartoonist, Carl Barks e nel fumetto "Paperino e l'oro del pirata", la prima storia avventurosa scritta con Paperino come protagonista.

Nascono poi Qui, Quo e Qua, i celebri nipotini, il taccagno zio Paperone, la dolce metà Paperina: una costellazione di parenti e antagonisti che brillano tutti attorno alla stella di Paperino.

Sotto la penna di Barks, Paperino acquista sfumature diverse: è avventuroso alla volta della California, nel fumetto "Paperino nel tempo che fu"; è misterioso nel fumetto "Paperino e la valle proibita"; è lavoratore, seppure maldestro e sfortunato, nelle storie "Paperino traghettatore", "Paperino estetista travolgente" e "Paperino conducente di tronchi".

Donald Duck in Italia è noto come Paolino Paperino, un papero allegro ma sfigato, vive in una villetta di proprietà di zio Paperone insieme ai nipotini Qui, Quo e Qua e si sposta a bordo della sua mitica utilitaria 313.

Appartiene alla generazione dei precari, non ha un impiego fisso e, a causa del suo essere sbadato e pasticcione, si trova spesso a fare lavori bizzarri (il mago della sveglia, l'esperto del sonno). Nell'imprevedibilità della sua vita, Paperino ha due uniche certezze: il pisolino sulla sua adorata amaca e la dolce fidanzata Daisy Duck (alias Paperina). Lei è una papera intelligente, dinamica e anche frivola. Ama lo shopping, colleziona scarpe ed è spesso in balìa delle lusinghe di Gastone, cugino di Paperino.

Gastone è l'eterno rivale, è tutto ciò che Paperino non è: ricco, fortunato e disinvolto.

Proprio per questo Paperino non lo sopporta e cerca in tutti i modi di contrastare i tanti attacchi di Gastone al cuore di Paperina.

Ma alla fine Paperina sceglie sempre e ancora Paperino che, per quanto povero e pasticcione, ha un animo nobile e generoso.

E oggi, dopo 75 anni, come Paperina tutto il mondo continua a sceglierlo e a seguire le sue mille avventure.

Paperino è l'anti-eroe per eccellenza, è il perdente che cade sotto gli sgambetti del destino e però si rialza, sorride e continua a correre.

Paperino piace così com'è, forse perchè c'è un po' di Paperino in ognuno di noi.


©Chiara Bil.




Raganella3
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giovedì, 03 settembre 2009, ore 09:59

31

pubblicita.jpgLa settimana scorsa è circolata la notizia che un’agenzia pubblicitaria belga, dovendo procedere ad una riduzione del personale, ha indetto un concorso  online attraverso il quale è possibile decidere chi verrà licenziato.
Si trattava naturalmente di un falso, di un’operazione di marketing virale che aveva lo scopo di creare un passaparola e dare visibilità all’agenzia e alla sua capacità inventiva.
Difficile valutare i ritorni di un’operazione del genere: di sicuro ha avuto il pregio di portare agli occhi di tutti, in modo paradossale, un fenomeno che proprio nei giorni precedenti il Natale ha fatto tabula rasa di creativi in diverse agenzie di pubblicità italiane.

Nulla di cui stupirsi: la crisi economica ha portato ad una notevole riduzione del budget destinato alla pubblicità, che si è trasformata in tagli al personale creativo di piccole e grandi agenzie italiane.
Pare che qualcuno sia stato licenziato per telefono, altri all’indomani della festa aziendale.

Dopo la crisi economica e finanziaria, dopo la crisi dell’informazione, assistiamo ora anche alla grande crisi della pubblicità.
O forse quella che crediamo essere l’ultima è stata in realtà la prima.
Già. La crisi nel settore pubblicitario è arrivata prima della crisi economica, è arrivata quando le nostre agenzie di pubblicità si sono manifestate incapaci di rinnovarsi nel tempo, quando i creativi hanno smesso di inventare, quando si sono adagiati sul loro status quo e hanno smesso di produrre idee.

I media classici sono in crisi da tempo, la pubblicità italiana non ha saputo cogliere le nuove esigenze dei consumatori, non ha saputo rinnovarsi, non ha sfruttato le potenzialità delle nuove tecnologie: ha rinunciato, in tre parole, ad essere efficace, e anziché costituire il traino verso la ripresa è rimasta impigliata lei stessa nelle maglie della crisi.

Si parla di imprenditori che non possono più permettersi di investire in pubblicità.
Io parlo di imprenditori che non vogliono investire perché non ci credono, perché non si fidano.
Le imprese, come i consumatori, chiedono una comunicazione commerciale innovativa, una nuova spinta verso la creatività.

La pubblicità è un’opportunità, non un obbligo.
Le agenzie di pubblicità devono farsi conoscere come promotrici di cambiamento.
Devono saper ascoltare, perché la comunicazione è relazione.
E devono tener conto di una nuova generazione di consumatori che lavora, si diverte e si nutre di Internet.
Se i direttori delle grandi agenzie navigassero si renderebbero conto che il Web non è solo un insieme di informazioni ma una Rete di idee e di spunti offerti.
Il loro concetto di comunicazione si deve evolvere, approfittando di quei giovani talenti che sono ancora capaci di giocare e di fare magie.


Testo tratto dal sito: www.blogimprenditori.it
Raganella3
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domenica, 21 giugno 2009, ore 22:50

pesce-e-gattoo

by Chiara Bil. (lavoro eseguito con photoshop e illustrator)
Raganella3
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venerdì, 19 giugno 2009, ore 11:46


è una gran bella cosa
in pochi la praticano
in tanti la negano...
ma
non si può nascondere per sempre
che la verità poi emerge
e cadono le maschere
e finalmente brilla
il vero volto delle cose.

Quando ciò scopri
è giusto allontanarsi
dalle ambiguità,
dal passato
e dai falsi amici.
Tutto ciò che vale
la pena vivere,
amare,
sognare,
tutto ciò che è vero
si trova nel presente
e si guarda
nel domani.
Raganella3
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giovedì, 21 maggio 2009, ore 00:43




Qualcosa che non trovi
poi tanto facilmente
qualcosa che si spande
e poi si espande
e senza tregua
e lascia tracce
.
Qualcosa di inatteso

che Ungaretti direbbe
"è quiete accesa"
e tanto basta.
Questa è una poesia
ma non soltanto
è un volo d'ali
un battito, un percorso
è l'oggi che io sono
la vita che mi scorre
nelle vene
qualcosa che riempie
e non soltanto.
E' l'ardore che
traspare
e t'accarezza
te che leggi,
te che sogni,
te che piangi,
te che speri...
un verso sottile
un presagio di gioia
più di niente
e vale tutto.
E' un dono - la poesia
è un dono grande
a volte immenso
perchè crea
-trasforma-
-tocca-
-invade-
-sussurra-
-esprime-
-rincorre-
-contempla-
D - I - O.






© Chiara Bil.


 

Raganella3
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martedì, 10 marzo 2009, ore 10:41





Una persona appena conosciuta. Che tipo è?
New York University e Harvard University: è qui che nasce la scoperta.
Secondo i neuroscienziati americani il nostro cervello risponde a questa domanda in meno di 60 secondi di osservazione. Quali sono le aree coinvolte?
L'amigdala, nucleo di sostanza grigia nel lobo temporale mediale, coinvolta in valutazioni sociali basate sulla fiducia o sull'etnia di altre persone.
La corteggia cingolata posteriore, nota per il suo ruolo nelle decisioni economiche e nel valore soggettivo assegnato a una ricompensa.
Diamo un'occhiata a qualcuno, le due aree del cervello si accendono e decidiamo che tipo è.

La simpatia, o l'antipatia, dunque non nasce dal caso
e acquisisce un'autorità del tutto scientifica. Questa scoperta ci porta una grande libertà di valutazione: da domani se qualcuno ci sta sulle scatole non sentiamoci in colpa. Al cervello, a quanto pare, non si comanda!






(fonte informativa: Adnkronos salute)
Raganella3
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lunedì, 23 febbraio 2009, ore 19:49

Cerbiattotigrato
Una tigre nascosta in un corpo di cerbiatto
Raganella3
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giovedì, 12 febbraio 2009, ore 13:00

cuore
Esistono amori -sai -
sembrano grandi
e non lo sono
li vivevi veri e poi finiscono
per banali ragioni
il tempo di voltarsi
e già non ci sono piu'.

Esistono poi Amori e sfidano il tempo
e si stringono le mani
per un lungo istante
e toccano il cuore dal profondo.
Amori che li guardi da lontano
e pensi "quanta forza"
e pensi che loro, no,
per loro non potrà mai finire...
e invece
e invece la morte
strappa via 31 anni di sogni e di giovinezza
e un futuro insieme
che sapeva di felicità.

Ma tu, piccola mia,
oggi non essere triste
e non sentirti sola
che da oggi il cielo ha una stella in più
e lui splenderà accanto a Giovanni
e lui splenderà anche per te
perchè più forte della morte è l'amore
- questo rammentalo sempre -
più forte della morte è l'amore
e il tuo principe
resterà per sempre dentro di te
sarà la tua ricchezza
e darà luce a tutta la tua vita da oggi in poi.






Raganella3
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mercoledì, 11 febbraio 2009, ore 17:12




La domanda che mi inquieta, la domanda che faccio a me stessa da piu' giorni.
La vita è per definizione un DONO che qualcun altro ci fa. Per chi crede è Dio, per chi è laico i genitori. Tutti d'accordo che sia un dono. Non decidiamo noi quando nascere:  perchè mai dobbiamo avere l'arroganza di decidere quando morire?
E ancora più perchè qualcun altro - se non siamo più in grado di scegliere - può decidere per noi?
Cosa è vita e cosa NON lo è? Vita è quando puoi guardare il cielo, socializzare con gli altri, innamorarti, lavorare, essere attivo per te e per la società.
Non è vita quando non puoi guardare, parlare, ascoltare. Quando sei assente dal mondo e giaci in una condizione di assoluta sofferenza.
E allora, se questa NON è vita, arriva la soluzione: qualcuno porrà fine ai tuoi giorni per il TUO bene.
Ma chi può decidere per te quale sia IL TUO bene? Chi può arrogarsi il diritto di sapere che per te sia meglio morire?
Chi può conoscere l'inferno che ti porti dentro? chi può davvero stabilire se - e come- stai soffrendo?
La scienza, la medicina, la politica, la legge: tutti - e dico tutti - dovrebbero fare UN PASSO INDIETRO rispetto alle loro convinzioni.
Nel 1915 un vecchietto dallo sguardo furbo ci ha insegnato il principio della RELATIVITA', principio al quale dovremmo inchinare le nostre decisioni ogni qualvolta le mascheriamo con la certezza. Di certo non vi è un bel nulla, accidenti!
Anzi, l'unica certezza è il terrore che abbiamo tutti della sofferenza.
La sofferenza ci spaventa a tal punto da farle guerra ogni volta che essa si presenta nelle nostre vite. Ma è una guerra persa in partenza: c'è e niente può cancellarla.
Fuggiamo davanti ai volti, ai corpi, alle condizioni che la sofferenza ci propone: non vogliamo guardare, non vogliamo vedere, non vogliamo pensare. Facciamo zapping - come avessimo un telecomando - cambiamo programma, evadiamo, rincorriamo qualcosa che ci distragga, che ci rassicuri.
Ma arriva un momento in cui lo zapping fallisce ed è quando la sofferenza ci tocca in primo piano, quando si sbatte a muso duro contro le nostre giornate e non possiamo piu' ignorarla.
Quando la sofferenza ci porta il lato piu' umano della nostra vita, al di là dell'immagine, dell'apparenza, delle banalità. Non si può sfuggire alla sofferenza perchè è parte della vita e la rende umana.
L'accanimento terapeutico è violenza alla sofferenza ma è violenza anche non alimentare una persona per farla morire.
La medicina nasce per migliorare la vita di un essere umano, per alleviare la sofferenza - quando possibile e, quando non possibile, per prendersi cura di una vita che si spegne.
Ho terrore di una medicina che provoca INTENZIONALMENTE una "morte a fin di bene".
Ho terrore di una società in cui si muore per sentenza di Corte di Cassazione e si può essere salvati soltanto se la politica scende in campo.
Ho terrore di una televisione che, poche ore dopo, manda in prima serata IL GRANDE FRATELLO perchè "the show must go on" e l'unica cosa davvero sacra a Mediaset è l'audience.

Ma - soprattutto - ho terrore di una società che non è più capace di dire "NON posso".





 

Raganella3
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venerdì, 23 gennaio 2009, ore 23:15

Madonna e cielo
Raganella3
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